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Divagazioni teatrali. Piccola collezione di percorsi storici

Divagazioni teatrali. Piccola collezione di percorsi storici

«Lo studio è […] in sé interminabile. Chiunque abbia conosciuto le lunghe ore di vagabondaggio tra i libri, quando ogni frammento, ogni codice, ogni iniziale in cui ci s’imbatte sembra aprire una nuova strada, che viene poi subito smarrita a un nuovo incontro, o abbia provato la labirintica allusività di quella “legge del buon vicino”, cui Warburg aveva improntato la sua biblioteca, sa che lo studio non soltanto non può propriamente aver fine, ma nemmeno desidera averla»
G. Agamben

Esito delle lezioni di “Ufficio Drammaturgia” per il corso “Perfezionamento: Dramaturg internazionale” della Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro (approvato da Regione Emilia-Romagna e cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo)*, Divagazioni teatrali. Piccola collezione di percorsi storici è un libero attraversamento di momenti della storia del teatro, uno snello campionario di esplorazioni – sotto forma di tracce audio e video – che guarda all’universo della scena senza, però, limitarsi ad esso. Nello spirito che è proprio dell’atto dello studio per come ci è descritto dalle parole di Agamben, un gruppo di allievi Dramaturg – Enrico Bollini, Mariasole Brusa, Simone Corso, Luca D’Arrigo, Marco Intraia, Jovana Malinarić, Daniele Pellegrini, Lillo Venezia – ha sondato alcune specifiche traiettorie che si diramano lungo la millenaria e mai doma avventura del teatro (e non solo). Dalla superba parabola di Leo de Berardinis (il podcast in tre puntate a lui dedicato prevede un contributo speciale di Elena Bucci e sarà mandato in onda in occasione dell’anniversario della morte dell’attore-autore-regista italiano) al fascinoso cortocircuito che unisce Antonin Artaud e Alberto Arbasino nel segno della mitica figura di Eliogabalo, dall’incontro tra poesia e teatro in Antonio Porta al racconto semiserio in strofe ritmate sull’intima connessione fra teatro e società, passando per la maestosa ombra di William Shakespeare che si allunga sul cinema del Novecento e per la magia del teatro di figura che si rinnova dall’antichità ai nostri giorni, prende forma una “combinatoria di esperienze”, un catalogo di invenzioni (in primis, artistiche ma anche esistenziali), per continuare a (ri)scoprire l’inesauribile vitalità e ricchezza della creazione teatrale.

 
Il cervello in scena: Leo de Berardinis e il suo genio teatrale
di Marco Intraia 
con la partecipazione straordinaria di Elena Bucci (Compagnia Le belle bandiere)

Come nasce il cervello? Da dove ha origine la scintilla, il genio teatrale? In questo podcast, diviso in tre parti, proveremo a cercare delle risposte tramite l’immersione nella biografia artistica di uno dei talenti più impetuosamente creativi e profondi del teatro di ricerca (e non solo) della seconda metà del ’900: Leo de Berardinis. L’attore che come un filosofo è stato capace di risvegliare la grandezza del teatro italiano, divenendo poeta.
Un cervello d’artista che ha prodotto pensieri radicati sulle necessità e le urgenze del teatro.
Un maestro-pedagogo raccontato con generosità e intimità da una delle attrici che si è formata e ha lavorato con lui nel periodo bolognese: Elena Bucci.
Più che una lezione di storia del teatro, un omaggio a Leo.

#1 Breve biografia artistica di Leo
(Un grande ringraziamento a Piero Casadei per la foto di copertina)
Ad un certo punto nella gestazione umana c’è un rigonfiamento della cavità amniotica del disco embriologico: è una cupola di espansione che cresce sempre più, si ribalta molte volte; signore e signori, ecco il cervello.
Cervello come creazione.
Cervello come immaginazione.
Cervello come testardaggine, personalità.
Cervello come genio e sregolatezza.
Cervello come Leo de Berardinis.
In questa prima puntata abbiamo provato a tracciare in venti minuti, per veloci tappe, la biografia artistica di Leo.

#2 I pensieri di Leo
(Un grande ringraziamento a Piero Casadei per la foto di copertina)
In questa seconda puntata il cervello-Leo de Berardinis si rivela attraverso pensieri incisivi che ne illuminano la via artistica. Un’opportunità per ricordare o scoprire alcune sue citazioni sul teatro, la pedagogia teatrale, l’arte dell’attore e la regia. Non si recita. Sono dei pensieri che entrano.

#3 Per Leo: fotografie 
Un racconto di Elena Bucci (Compagnia Le belle bandiere)
(Un ringraziamento a Raffaele Bassetti per la cura del suono e a Piero Casadei e Marco Caselli Nirmal per le foto)
Dire di Leo è aprire un baule pieno di fotografie tutte in disordine e quel baule sono io. Come vorrei invece, per te che mi chiedi, essere un album bene ordinato, trasparente, perché tu possa vedere attraverso la mia memoria almeno un bagliore di quello che Leo fu ed è.
Tramite le fotografie intime scattate dai ricordi densi ed evocativi di Elena Bucci verso il suo maestro percorriamo i meravigliosi ambienti della terza di vita di Leo de Berardinis: dallo spazio-laboratorio del teatro San Leonardo fino agli spettacoli messi in scena, arriviamo a sentire quasi l’odore del palco, la qualità del buio, i suoni, l’ampiezza dei silenzi e degli insegnamenti luminosi e rivoluzionari di Leo.
Un personalissimo racconto di una delle sue attrici.
Un atto d’amore e di gratitudine.
Una grande dedica a Leo.


Il teatro sotto la cenere: gli Eliogabali di Artaud e Arbasino 
di Enrico Bollini

Spesso il teatro non si trova solo sulla scena, ma anche tra le pagine dei libri, eppure non è pacificato, ma continua a bruciare, a muoversi. In questo podcast, diviso in due parti, seguiremo un tracciato eccentrico e non comune, per giocare un po’ coi rapporti tra letteratura e teatro. Alberto Arbasino e Antonin Artaud sono due autori molto diversi, ma che in questo percorso si guardano allo specchio. E proprio l’assurda figura dell’imperatore romano Eliogabalo è lo specchio che abbiamo rinvenuto nelle opere di questi due artisti.

#1 Artaud, Eliogabalo e il teatro
Eliogabalo è stato un imperatore romano tra i più folli, stravaganti e crudeli, perciò Antonin Artaud ha deciso di dedicargli uno dei suoi pochi libri. A questo “anarchico incoronato”, come Artaud lo definisce, lo scrittore intitola un oscuro teatro di carta a metà tra corpo e letteratura, tra realtà e pensiero, tra follia e storia. 



 #2 Arbasino, Super-Eliogabalo il suo teatrino
Alberto Arbasino solitamente viene ricordato come romanziere e intellettuale, eppure nel corso della sua carriera il teatro ha attraversato – carsico – molti dei suoi scritti. Infatti quando Arbasino legge l’Eliogabalo di Artaud decide immediatamente di scriverne una sua versione in cui il gioco del respiro e della parola trascini il teatro dentro al romanzo e proietti la letteratura fuori di sé. Un teatrino, insomma, un gioco.


Il volo dell’Airone. Antonio Porta fra poesia e teatro
di Daniele Pellegrini

“Il vero è quel punto di intersezione tra il soggetto e l’esperienza in cui si fissa un punto fermo che però non è definitivo come la verità”. Con queste parole, Antonio Porta, poeta della Neoavanguardia, meglio conosciuta con il nome di Gruppo ’63, chiarisce il senso di quell’interrogare gli oggetti e gli avvenimenti che costituisce la sua cifra stilistica e tematica più autentica.
Con una breve riflessione, si cercherà di presentare la scrittura di Porta contestualizzandola all’interno del panorama letterario e poetico del secondo ’900 per indagare anzitutto la sua originale parabola artistica, che a partire dagli anni ’70 si volge poi con interesse sempre crescente dalla poesia all’ambito della produzione teatrale, fino a intersecare le riflessioni di altri autori e artisti centrali nel panorama europeo del XX secolo, tra cui Antonin Artaud, Samuel Beckett, Gilles Deleuze e, non ultima, la tanto geniale quanto controversa figura di Carmelo Bene…


Specchio di realtà – Frammenti semiseri di storia del teatro
di Luca D’Arrigo

Specchio di realtà – Frammenti semiseri di storia del teatro è un insieme di tre “micro-pillole” di storia del teatro – seguite da un epilogo – la cui peculiarità è quella di servirsi della forma del beat rap per sviluppare la propria narrazione.
Nel solco delle suggestioni ricavate dal teatro didattico brechtiano così come – tra le altre fonti – dalla densa ricognizione che Arnold Hauser ha portato avanti nella sua Storia sociale dell’arte, strofe, rime e versi cercano di dare vita a un viaggio – per piccole istantanee, tra vocazione didattica e divertissement – all’interno della storia del teatro, soffermandosi nello specifico sul rapporto che lega una certa forma di teatro alla società nel quale essa è nata e si è affermata.
Dalla tragedia greca al teatro di Molière fino al teatro espressionista tedesco (con uno sguardo conclusivo sul nostro presente), queste schegge di beat si propongono di mostrare cosa si cela dietro il calare di un sipario o lo scrosciare degli applausi, in un gioco di beat e riflessi in seno a quell’immenso specchio che è il teatro-mondo nel quale l’essere umano si ritrova a vivere e ad agire.

Come tutto ebbe inizio – Frammento n. 1
Ogni inizio ha le sue luci e le sue ombre, e l’Antica Grecia non faceva eccezione. Una escursione nel teatro greco fra il Partenone e le Muse a colpi di beat.



All’ombra del Re Sole – Frammento n. 2
Diciassettesimo il secolo, quattordicesimo il re, gli anni vissuti cinquantuno, le commedie composte trentasei. Un commediografo, un attore, un uomo, armato di penna e inchiostro: di chi si parla?



Masse ruggenti, pazzeschi anni Venti. Europa divelta, mostruosi anni Trenta – Frammento n. 3
Un nero torrente attraversa la strada. Da tutte le direzioni affluisce gente. L’aria rimbomba di grida furiose (E. Canetti).
È la massa, bellezza! E il teatro espressionista di Karl Kraus ed Elias Canetti ce ne racconta ascesa e caduta, fascinazioni e orrori.



Presenti interessanti – Frammento n. 4
Se siamo partiti dalle origini, non potevamo che finire col presente. Di fronte a noi, sul palco del teatro così come su quello delle nostre vite, vicinissimo a noi tanto da poterlo sfiorare, il futuro.
Il flow del rap si interrompe. È tempo di togliersi le cuffie e tuffarsi nel mondo. Buon viaggio.


Shakespeare oltre Shakespeare. A spasso con Willie nel cinema del ’900 
di Simone Corso e Lillo Venezia

Sono passati più di quattrocento anni dalla morte del Bardo di Stratford-upon-Avon, eppure i personaggi nati dalla sua penna continuano a calcare, ancora oggi, i palcoscenici di tutto il mondo. Ma non solo. Secondo IMDB (Internet Movie DataBase), infatti, sono oltre 400 gli adattamenti cinematografici tratti dalle opere di William Shakespeare, per non contare un numero pressoché inimmaginabile di film che prendono ispirazione dai testi dell’autore inglese. Shakespeare oltre Shakespeare è un viaggio in tre tappe tra quattro titoli di spessore della cinematografia occidentale contemporanea che palpitano dello spirito del Bardo senza però richiamarne mai direttamente in cause le trame.

#1 Il fantasma del Bardo
Tra il 1990 e il 1991 nelle sale cinematografiche escono due film che riscuotono, sin da subito, un’ottima accoglienza di pubblico e di critica, e che col passare del tempo diventeranno delle vere e proprie icone della cultura pop: L’attimo fuggente e Ghost. Ma forse non tutti sanno che sui destini dei protagonisti di questi due film aleggia il fantasma del Bardo che in qualche modo ne indirizza e ispira l’incedere.



#2 Shakespeare tra Moravia e Godard
Una celeberrima battuta di Brigitte Bardot ne Il disprezzo di Jean-Luc Godard, che richiama suggestioni da Romeo e Giulietta, è l’occasione per il cineasta francese di offrire uno scorcio sul concetto di amore e decadenza nel cinema, nel teatro e nella letteratura.



#3 Shakespeare e me
Per ogni attore inglese che inizia a studiare recitazione, il sogno, l’obiettivo ultimo, è quello, un giorno, di interpretare Amleto (“play the Dane”, letteralmente: “recitare nel ruolo del danese”). Non avere l’occasione di poterlo fare diventa fonte di dubbio per la sua stessa scelta di vita: essere o non essere. In Shakespeare a colazione, Amleto supera il personaggio e diventa amuleto, un contenitore spirituale dentro cui possiamo sedere a riposare quando siamo stufi di “grugnire e sudare sotto il peso di una vita faticosa”.


1-7 ottobre 
Totem, Burattini, Avatar. Il teatro di figura dall’esperienza rituale alla realtà virtuale 
di Mariasole Brusa e Jovana Malinarić

Il progetto si propone di raccontare una breve storia del teatro di figura dalle origini preistoriche agli sviluppi contemporanei esponendo le varie tecniche, gli utilizzi, la simbologia, le implicazioni psicologiche, alcune questioni filosofiche. Elementi di storia del teatro si intrecceranno a elementi di antropologia filosofica e filosofia della percezione.
Il percorso è articolato in 7 puntate, della durata di 7 minuti ciascuna. Nelle prime due puntate, tramite immagini e filmati, è tracciata una panoramica generale e introduttiva delle caratteristiche del teatro di figura, in chiave filosofica e psicologica, mentre i successivi cinque atti compongono un podcast in cui si affronta lo sviluppo del teatro di figura dal punto di vista storico. Obiettivo del progetto non è solo tracciare un quadro, necessariamente sintetico, sulla storia del teatro di figura, ma è soprattutto far emergere connessioni e collegamenti individuando le potenzialità dello strumento e le questioni filosofiche che mette in campo.

Introduzione. Parte 1 – La perturbante estraneità del teatro di figura
Una breve introduzione sulle peculiarità del teatro di figura a partire dall’analisi del concetto freudiano di “perturbante”, il sentimento che scaturisce nello spettatore dal rapporto con un oggetto inanimato che prende vita sulla scena.



Introduzione. Parte 2 – Bambole e oggetti animati. Introiezione, personificazione, distanziamento

Esposizione delle principali tecniche costruttive del teatro di figura (dalla maschera alla marionetta, passando per il burattino e il pupazzo corporale) e dei principi che sono alla base della manipolazione degli oggetti animati.



Atto 01 – Il potere della riduzione: ombre e figure nell’antichità
Un primo approccio alla storia del teatro di figura a partire dalle sue radici nello sciamanesimo, nel totemismo e nell’arte sacrale, per arrivare agli utilizzi rituali e sociali nell’antica Grecia

Atto 02 – “Farsi prendere la mano”: burattini e marionette nel Medioevo
Lo sviluppo del burattino durante il Medioevo: il suo rapporto con i riti religiosi, l’utilizzo come mezzo di informazione, la relazione con le tradizioni e la vita del popolo di bassa estrazione sociale, l’approdo nelle corti signorili, il suo potere di catarsi collettiva.

Atto 03 – Un’arte del popolo: maschere e personaggi del Rinascimento
Lo sviluppo dei personaggi tradizionali degli spettacoli di burattini, attraverso la contaminazione con la Commedia dell’arte e gli ideali illuministi, e la diffusione in tutta Europa della figura di Pulcinella.



Atto 04 – Un mestiere di famiglia: intervista a Mauro Monticelli

Un dialogo con Mauro Monticelli che, insieme al fratello Andrea, rappresenta l’ultima delle otto generazioni di burattinai e marionettisti della famiglia d’arte Monticelli. Mauro ripercorre la storia della famiglia riportando testimonianze del passato e raccontando come il mestiere si  è evoluto oggi.



Atto 05 – La Figura nel Novecento: dalla macchina umanizzata all’umano meccanizzato
Breve panoramica sull’influenza del teatro di figura nel teatro d’avanguardia novecentesco: le sperimentazioni degli artisti futuristi, la ricerca di nuovi strumenti espressivi a partire dall’ibridazione di tecniche diverse, lo sviluppo di nuove teorie sull’attore, l’attingere alle tradizioni marionettistiche asiatiche e orientali.

 

*Operazione “Per un sistema internazionale: Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro”, Rif. PA 2018-9877/RER, approvata con DGR 1208/2018 del 30/07/2018 co-finanziata da Fondo sociale europeo PO 2014 – 2020 Regione Emilia-Romagna, (Progetto 3)